previous arrow
le terre dell’assenza 01
le terre dell’assenza 02
le terre dell’assenza 03
le terre dell’assenza 04
le terre dell’assenza 05
le terre dell’assenza 06
le terre dell’assenza 07
le terre dell’assenza 08
le terre dell’assenza 09
next arrow
 

VIAGGIO NELLE TERRE DELL’ASSENZA

 

assènza s. f. [dal lat. absentia]. – 1. a. L’essere assente da un luogo in cui uno dovrebbe trovarsi o si trova abitualmente.

 

La prima assenza è il nome.

 

Questo è un luogo che trovi, non un luogo che cerchi.

Per la cartellonistica stradale questo posto nemmeno esiste.

Una sola è la strada:

“Provinciale Irsina Scalo-Fontana”.

Lo Scalo c’è, in presenza fisica, i treni però sono assenti da anni.

Fontana Vetere invece esiste, in disparte, nascosta alla vista dalla strada.

 

Lungo la strada è Notargiacomo.

Contrada del Comune di Irsina. Terra Lucana. Basilicata.

 

Scoperto dopo il nome,

potenza dell’immateriale digitalizzato:

GPS della macchina fotografica + Maps di Google.

 

La seconda assenza è il Tempo.

 

Perché qui un po’ indietreggia, un po’ avanza

e così facendo si compendia in sospeso.

Al primo sguardo il tempo si declina al passato [foto 1/2/3]:

 

vecchia la strada,

deserti i campi intorno,

secco il pozzo,

rinsecchito l’albero,

edifici in abbandono a destra e a manca.

Immaginario da film western. O da set cinematografico in disuso.

 

Al secondo sguardo,

attento al particolare,

il razionale squadrato prefabbricato degli edifici

non urta spigolosamente con le curve del paesaggio,

ma ci dialoga, si fa abbracciare:

uomo disegnatore di terre incontra uomo assemblatore di case [foto 4].

Il tempo lento rurale fa da quinta al tempo rapido industriale.

 

assènza s. f. [dal lat. absentia]. b. Di cose, mancanza.

 

Ma cosa è accaduto qui?

 

La terza assenza è la Storia scritta.

Del luogo e degli uomini.

Abbiamo chiesto:

Comune, Assessorati, Pro Loco.

Mai pervenute risposte.

Un’altra assenza.

 

Abbiamo cercato indizi:

qualcosa ha interrotto la vita prima.

Qualcosa ha iniziato la vita dopo.

In mezzo, forse, il 23 novembre 1980.

Terremoto d’Irpinia e Basilicata.

[foto 5]

 

La vita prima, forse.

Riforma Agraria del 1950, la più importante riforma del secondo dopoguerra:

esproprio della terra ai latifondisti e redistribuzione ai braccianti agricoli.

Notargiacomo nasce così,

da un atto democratico che intendeva liberare dalla fame e dalla miseria migliaia di famiglie contadine italiane.

Qui però non accade quel che deve accadere.

A Notargiacomo l’acqua potabile arriva solo con l’autobotte,

la corrente elettrica la si autoproduce con gruppi elettrogeni.

Qualcuno non ha nemmeno quelli: si vive a lume di candela, seconda metà del Novecento.

Un solo spaccio alimentare, un piccolo unico circolo di ritrovo.

La democrazia non sembra aver portato la dignità.

Pochi anni e la maggioranza delle famiglie abbandona la contrada:

qualcuna va ad Irsina, molte al Nord, tante all’Estero.

Qualcuna ancora resta.

 

La frattura.

Ore 19.34, domenica 23 Novembre 1980.

90 secondi.

Magnitudo 6.9.

10° grado scala Mercalli: “completamente distruttivo”.

3000 morti. 9000 feriti. 280.000 sfollati.

506 Comuni danneggiati fra Campania, Basilicata e Puglia.

 

La vita dopo, forse.

Per chi è rimasto, le case della Riforma, se sono ancora in piedi non sono più sicure.

Andare via. Si ma dove andare?

La terra chi la cura? Gli animali chi li nutre?

Villaggio temporaneo prefabbricato, lungo la strada centrale della contrada.

Nel frattempo si ricostruiscono le case:

dopo la Riforma, la Ricostruzione.

[foto 6/7]

 

Ma quanto tempo per ricostruire?

Tanto forse, troppo.

Non si vedono pali della corrente elettrica:

ancora gruppi elettrogeni nei prefabbricati? Anche nelle case nuove dopo?

Il pozzo c’è, ma l’acqua corrente ancora no?

Anche gli ultimi avranno detto basta, via dai prefabbricati.

Ma le case nuove ora sono pronte…

Siamo altrove ora.

Siamo assenti oramai.

 

assènza s. f. [dal lat. absentia]. 3. In clinica neurologica, improvvisa e fugace sospensione della coscienza.

 

Nessuna perturbazione sonora emerge dal silenzio.

 

La quarta assenza è il rumore.

Mancanza benedetta.

Senza macchine agricole all’opera, uccelli in volo o vento di passaggio,

qui la partitura non prevede tono, timbro e intensità,

ma solo durata,

quella dell’eternità.

[foto 8]

 

Il silenzio si fa anche metro in questo luogo,

per misurare la profondità del proprio essere.

Prima è straniamento,

quasi perdita di coscienza,

stato di trance,

poi è ritrovamento

della nostra presenza in assenza.

L’io purificato dalle scorie.

Resta l’essenziale.

[foto 9]

 

Mi sono perso a Notargiacomo.

Basilicata. Mezzogiorno d’Italia.

Terre dell’Assenza.

No della Presenza. Ritrovata.

 

VIAGGIO NELLE TERRE DELL’ASSENZA

Luigi d’Aponte

2020